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I SEMINARI DELLA RICERCA CONDIVISA PDF Print E-mail

VENERDI 8 MAGGIO 2009
ORE 14.30
AULA “FRANCESCO CRUCITTI”

“IL VILLAGGIO DELLA SPERANZA  A  DODOMA: UNA PARABOLA AFRICANA”

FRANCESCO CALLEA, MD, PhD
Responsabile dell’Unità Operativa di Anatomia Patologica
Coordinatore del Dipartimento dei Laboratori
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma
Professor of Pathology, Medical School, Mwanza, Tanzania

Il Villaggio della Speranza a Dodoma, Tanzania, è un modello di progetto che ha prodotto concrete realizzazioni e evoluzione di concetti. Nato nel 2002 per assistere la parte più debole della società Tanzaniana, i bambini,  afflitta da una grande endemia-epidemia di AIDS che ha falcidiato gran parte delle giovani coppie del paese, il Villaggio  ha accolto i primi orfani in case-famiglia e, subito dopo,  ha iniziato a trattarli, in modo empirico, con farmaci antiretrovirali (ART). I bambini hanno risposto al trattamento ed è nato un progetto organico di cura e follow-up. Il numero dei bambini è cresciuto fino a 160 e oggi 154 sono sopravvissuti, la maggior parte in buone condizioni di salute, 56 con carica virale non misurabile, 87 tuttora in terapia. Superato l’incubo della sopravvivenza, i missionari fondatori si sono preoccupati del futuro dei bambini: igiene, informazione, consapevolezza, socializzazione, collettività, educazione, scolarizzazione, istruzione. Hanno costruito asilo, scuola primaria e secondaria per portare i ragazzi  al conseguimento di diplomi professionali e facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro. Il Villaggio ha attivato un ambulatorio per esterni e segue oggi oltre 2.000 pazienti HIV positivi, la maggior parte adulti. Il Villaggio ha aderito al programma nazionale “Maternità sicura” ed ha iniziato a curare con ART mamme in gravidanza, attivato una sezione di Ostetricia dove sono stati espletati già 60 parti naturali. I neonati, alimentati con latte artificiale, stanno tutti bene e 56/60 sono HIV negativi a 18 mesi. Il Bambino Gesù supporta il Villaggio con personale medico e tecnico, strumentazione e reagenti di laboratorio , addestramento del personale locale e consultazione in tempo reale attraverso un programma di telelaboratorio e telemedicina. Nonostante il compiacimento e la gratitudine del Governo, il Villaggio sta incontrando difficoltà finanziarie e burocratico-amministrative in parte derivanti  da “legittime” resistenze governative per il fatto che il target attuale del Villaggio andrebbe oltre gli scopi originari, che erano quelli di curare i bambini malati di AIDS. La cura degli adulti, la scuola e l’istruzione dei bambini sarebbero di competenza governativa. Ma il “Villaggio della Speranza” si propone come modello da  imitare. Nella prima fase ha rivoluzionato il concetto che cura e prevenzione sono due cose diverse, arrivando ad ottenere bambini sani partendo dalla cura di bambini malati. Il modello sta ottenendo risultati che rimangono difficili o impossibili anche nei paesi sviluppati: 1) la continuità delle cure, 2) “prendersi cura” vs curare, 3) la definizione di “salute” dell’OMS non è un’utopia, 4) investimento per la prevenzione di problematiche  sociali, sanitarie, della collettività – pensiamo solo ai ragazzi di strada – e conseguentemente al  ritorno positivo in termini di costi sociali e bilancio pubblico.

 
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