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“Che puzza”, così il fumatore lascerà perdere le bionde PDF Stampa E-mail

 Campagne antifumo da rivedere. Secondo uno studio condotto dall’Università di Sydney, infatti, gli sforzi di comunicazione per far smettere di fumare servono a ben poco.

Particolarmente sordi ai messaggi di salute si dimostrano proprio i giovani, per niente terrorizzati dalle pesanti conseguenze dell’assuefazione alle “bionde”.
Insomma, per Emily Kothe, del dipartimento di psicologia dell’ateneo australiano, bisogna cambiare registro al più presto. Tra le ragioni del fallimento, per alcuni ampiamente annunciato, ci sarebbe il senso di onnipotenza e immunità tipico dei ragazzi, ai quali i catastrofici effetti del fumo non sembrano fare né caldo né freddo per il semplice fatto che li vedono eccessivamente remoti e improbabili. In pratica, cancro alla bocca e altre patologie vengono sentiti come possibilità fortemente estranee alla situazione dei giovani intervistati. Ma l’analisi della Kothe non è solo distruttiva. Per l’autrice dello studio - che è stato presentato nell’ultima edizione della Heart Foundation Conference di Brisbane, Australia - cambiare si può, l’importante è toccare i tasti giusti. Che, a quanto pare, non sono le prospettive di ammalarsi, ma cose più concrete e immediate, tipo l’imbarazzo. Proprio così: per la studiosa che ha intervistato oltre 60 tra fumatori ed ex fumatori di età compresa tra 18 e 26 anni, il rimedio starebbe nel porre il fumatore in una situazione imbarazzante. Fargli notare che “puzza” può avere un effetto micidiale per l’autostima del fumatore, che magari inizierà a pensare seriamente che una sigaretta non vale la reputazione.

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