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Linea dura contro il fumo e il cuore ne guadagna PDF Stampa E-mail

 Quando venne introdotta in Italia, fu accolta con evidente scetticismo, mostrato per lo più da fumatori imbufaliti al pensiero di non potersi più accendere una bella sigaretta dopo un lauto pasto al ristorante. Senza contare le pesanti accuse che scomodavano perfino i metodi poco ortodossi usati dai vecchi regimi totalitari. Ora la “legge Sirchia” può finalmente prendersi una rivincita chiamando come testimoni diversi studi scientifici che sembrano dargli ragione.

Via il fumo dai locali pubblici e dai posti di lavoro: il divieto, fermo e categorico, veniva proprio dal nostro Paese che fu tra i primi a capire quanto fosse importante, da un punto di vista salutare ma anche etico, limitare l’esposizione dei cittadini al fumo. Strano a dirsi, vista l’arcinota indulgenza con cui l’Italia solitamente si muove in campo legislativo. Eppure, a distanza di pochi anni, scettici e detrattori si trovano costretti a fare il mea culpa e a doversi ricredere davanti a una misura che si è dimostrata straordinariamente efficace. Non solo la popolazione del belpaese ha accettato benissimo le nuove misure, ma conferme scientifiche della loro efficacia arrivano continuamente. Le ultime dagli Stati Uniti, che nemmeno scherzano in materia di lotta al fumo. Qui i ricercatori James Lightwood e Stanton Glantz hanno indagato sugli effetti delle restrizioni governative. Sotto la lente degli studiosi è finito il numero di casi di infarto cardiaco registrati non solo Oltreoceano ma anche in altre parti del mondo. Per avere un quadro globale e quanto mai fedele alla realtà, i due ricercatori hanno effettuato una analisi complessiva o metanalisi di 13 studi effettuati in diversi Paesi che hanno adottato misure antifumo. Si tratta di un valido strumento di indagine scientifica che consente di mettere assieme studi scientifici diversi in modo da trattarli come uno solo ed ottenere una panoramica estesa dei fenomeni studiati.
La ricerca americana, pubblicata ora su Circulation, ha voluto vedere quanto la ridotta esposizione al fumo avesse influito sul numero di eventi cardiaci. I ricercatori non sembrano avere dubbi: la messa al bando del fumo nei luoghi pubblici ha sortito gli effetti desiderati e forse anche di più. Tradotto in numeri, che fanno sempre un certo effetto, la riduzione di eventi cardiaci è stata stimata al 15 percento appena dopo un anno dall’entrata in vigore della legge, mentre dopo tre anni la percentuale schizza al 36 percento.
“Una decisa legislazione antifumo produce benefici rapidi e sostanziali in termini di riduzione degli infarti e questi benefici crescono col passare del tempo” dice soddisfatta Licia Iacoviello, responsabile del Progetto MOLI-SANI, in corso presso l’Università Cattolica di Campobasso. Ma non è tutto. Contemporaneamente allo studio di Circulation, un altro lavoro scientifico porta acqua al mulino dei governi virtuosi che promuovono una vita senza fumo. Questa volta è il Journal of the American College of Cardiology a ospitare dalle sue colonne un nuovo manifesto a sostegno della linea dura contro gli amanti delle bionde. David Meyers e colleghi, dell’Università del Kansas, fanno sapere che il numero di infarti è diminuito del 26 percento nei Paesi che hanno scelto di sbarazzarsi di uno dei principali indiziati nel rischio cardiovascolare e tumorale.

Leggi qui l'abstract della ricerca pubblicato su Circulation
Leggi qui l'abstract della ricerca pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology

 
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