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Giovanni de Gaetano al convegno "Pane quotidiano per tutti" in Vaticano PDF Stampa E-mail

Pane quotidiano sì, ma per tutti. D’altra parte le risorse ci sono, ci dice la FAO. E allora come far sì che la distribuzione avvenga in maniera più equa?  Il tema è stato al centro dell’incontro organizzato nella Città del Vaticano dall’Accademia pontificia delle scienze e dall’Accademia dei georgofili lo scorso 19 dicembre.

Dai valori storico-religiosi, passando per gli aspetti più tecnici fino a quelli strettamente scientifici, il pane come simbolo dell’alimentazione è stato praticamente passato ai raggi X per capire quali sono gli ostacoli principali ad uno dei problemi più urgenti della società, quello di assicurare un sostegno alimentare dignitoso in ogni angolo della terra. E se dall’incontro viene fuori che le risorse sono sufficienti per la popolazione mondiale, emerge anche un aspetto nuovo che spinge nella direzione della ricerca sugli alimenti geneticamente modificati. Gli OGM, che gli esperti riuniti a Città del Vaticano propongono di ribattezzare come organismi geneticamente migliorati, sarebbero infatti in grado di risolvere buona parte delle emergenze dei Paesi in difficoltà, perché capaci, grazie proprio all’ingegneria genetica, non solo di produrre piante resistenti ai climi più ostili, ma anche di arricchirli con vitamine preziose per l’organismo. Del pane si è detto anche in relazione agli studi epidemiologici più innovativi, come il progetto Moli-sani, portato avanti dai Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso. A spiegarne le complesse dinamiche nutrizionali ci ha pensato Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori. “Capire gli effetti del pane sulla salute è abbastanza complicato perché investe un campo d’indagine molto più ampio, quello dei cereali – spiega de Gaetano – i dati a nostra disposizione suggeriscono di consumarli in forma integrale, anche perché così ci si può assicurare una discreta quantità di fibre, vitamine e microelementi preziosi per la salute che altrimenti andrebbero persi con una raffinazione più avanzata. Ma come è noto, non si vive di solo pane. Chi lo mangia tutti i giorni in genere lo fa accompagnandolo ad altri alimenti, per cui è difficile isolare l’effetto benefico del singolo elemento. Una cosa è certa: l’alimentazione non all’italiana, bensì quella più completa che da secoli praticano i popoli del nord Europa si è rivelata associata ad un buono stato di salute”.
Ma il pane nasconde un’insidia che molti spesso prendono sottogamba. “Quando parliamo di pane parliamo anche di sale- conclude il direttore- Ridurlo in maniera progressiva può rivelarsi una delle più grandi operazioni di salute pubblica mai condotte nel nostro Paese. Fortunatamente anche l’Italia si sta muovendo in questa direzione, con la firma di un protocollo ad hoc nel luglio scorso. Bisogna solo avere pazienza, perché i risultati li potremo vedere nel giro di qualche tempo”.

Mlb

 
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