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Cancro al seno, la soia dą una mano PDF Print E-mail
Orizzonte Ricerca
Tuesday, 05 January 2010

 Mangiare regolarmente soia può rivelarsi un’arma efficace per ostacolare il cancro al seno. A sostenerlo è un gruppo di scienziati del Vanderbilt University Medical Centre di Nashville, Stati Uniti, che ha passato al setaccio i dati dello Shangai Breast Cancer Survival, un grande studio (“trial”) epidemiologico condotto in Cina e conclusosi recentemente.

Lo studio pubblicato su JAMA ha coinvolto oltre 5mila donne alle quali - tra marzo 2002 e aprile 2006 – è stato diagnosticato un cancro al seno. Le partecipanti, di età compresa tra i 20 e i 75 anni, sono poi state seguite nel tempo, nella cosiddetta fase di follow up. I ricercatori  sono quindi andati a vedere tutta una serie di fattori, dal trattamento farmacologico allo stile di vita dopo la diagnosi, soffermandosi con particolare attenzione sul consumo di soia nella dieta. Un uso moderato e regolare di questo legume tipico dell’alimentazione orientale è risultato essere fortemente associato a una minore mortalità e anche a minori recidive della patologia. Passando sul piano dei numeri, il tasso di mortalità è stato del 10.3 percento per le donne comprese nella fascia di consumo più basso a fronte del 7.4 percento riportato invece dalle donne caratterizzate dal consumo più alto. Quanto alle recidive, sono state dell’11 e dell’otto percento, per un consumo basso ed elevato, rispettivamente.
La spiegazione di questi benefici effetti osservati sta nel fatto che la soia è ricca di isoflavoni, un gruppo di fitoestrogeni che precedenti ricerche avevano già considerato utili nel contrastare i tumori alla mammella. Nonostante questi risultati, però, non sono pochi gli scettici che ipotizzano effetti collaterali legati ad una possibile interferenza degli isoflavoni – sostanze oggetto di studio anche presso i Laboratori di Ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso - con le terapie farmacologiche più usate per il cancro del seno, soprattutto il Tamoxifen.
La ricerca statunitense di fatto, contribuisce però anche a dissipare le perplessità in questo campo: dal trial cinese, infatti, è emerso che il consumo di soia non sembra compromettere l’efficacia della cura.

Leggi qui l'abstract della ricerca in inglese

 
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