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Dopo un infarto o un ictus il comportamento di ciascuno farą la differenza PDF Print E-mail
Dieta, attività fisica e fumo sono i tre maggiori fattori che influenzano il rischio di essere colpiti da una patologia cardiovascolare o di ammalarsi di nuovo dopo un primo evento. E infatti tutti i pazienti con infarto o ictus ricevono le classiche raccomandazioni dal proprio medico: smettere di fumare, mangiare meglio, fare un po’ di sport.
Funzionano? Lo ha testato uno studio internazionale guidato dalla Mc Master University, in Canada, in collaborazione con strutture scientifiche australiane ed inglesi.
I ricercatori hanno analizzato la situazione di 18.809 pazienti già inseriti in studi scientifici realizzati dall’OASIS, l’organizzazione che si interessa delle sindromi ischemiche acute e che si estende su 41 nazioni.
Su questi pazienti, tutti già colpiti da un disturbo cardiovascolare, è stato effettuato un “trial”, una vera e propria prova clinica. Solo che non c’erano le medicine sotto esame, ma i comportamenti.
L’obiettivo dei ricercatori era quello di trovare  il miglior modo per evitare che un paziente             potesse rivivere la brutta esperienza di infarto, ictus e tutte le varie patologie legate ai processi aterosclerotici.
Subito dopo il  ricovero in ospedale, a tutti i malati era stato raccomandato di seguire determinati comportamenti, quelli classici. Poi, dopo trenta giorni, si andava a verificare se lo avevano fatto davvero. Infine, dopo sei mesi, il controllo per capire cosa era successo alla loro salute, se erano stati colpiti nuovamente da ictus o infarto, ad esempio.
Prima di tutto, non tutti hanno seguito i consigli. Ad esempio, un terzo dei fumatori ha continuato a fumare. Per la dieta e l’attività fisica, il 28,5% non ha seguito alcuna raccomandazione; il 41,6% ha seguito almeno una delle due e solo il 29,9% si è lanciato in entrambe.
Invece le medicine le prendevano con molto entusiasmo. Percentuali altissime di pazienti seguivano regolarmente le prescrizioni farmacologiche.
Le conclusioni, dopo un mese di analisi, sono risultate decisamente positive per i consigli su dieta, fumo e sport. I pazienti che avevano smesso di fumare hanno infatti presentato una probabilità dello 44%  in meno di andare nuovamente incontro a disfunzioni cardiache. Per chi ha seguito una dieta e un’attività fisica adeguate, il rischio di eventi cardiovascolari si è poi ridotto di circa la metà (48%).
Il messaggio  più importante della ricerca è, che dopo una  sindrome coronarica acuta , smettendo di fumare, iniziando a praticare attività fisica e a seguire una dieta corretta è possibile ridurre il rischio di andare incontro ad ulteriori disfunzioni del miocardio e di tutto il sistema cardiovascolare.
Queste raccomandazioni sono risultate altrettanto se non maggiormente  efficaci rispetto al classico uso di farmaci cardiovascolari.
 
Leggi qui l'abstract della ricerca in inglese

Davide Mercurio
Summer Student 2010
Liceo Scientifico “P.S. Mancini” Avellino
 
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