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Giornata Internazionale per le donne e le ragazze nella scienza (11 febbraio 2018) PDF Stampa E-mail

10 feb - L'11 febbraio 2018 è la Giornata Internazionale per le donne e le ragazze nella scienza. Per questa occasione, UNRIC/Italia ha intervistato la Prof.ssa Maria Benedetta Donati, Capo del Laboratorio di Medicina Traslazionale, Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione, IRCCS NEUROMED di Pozzilli (IS) e membro della giuria del premio "L’Oréal Italia per le Donne e la Scienza”. Il programma, realizzato in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco e ormai alla sua sedicesima edizione, promuove la partecipazione paritaria delle donne nello studio e nella ricerca, in tutti i campi della scienza.

 

Quanto è importante per lei che sia stata istituita una giornata che riconosce il ruolo di donne e ragazze nella scienza? L’iniziativa è molto interessante in quanto queste giornate tematiche portano all’ attenzione del grande pubblico ed ancor più degli “opinion leaders” operanti a diversi livelli della scuola e della società problemi dibattuti o non ancora sufficientemente considerati. Se “la ricerca scientifica”, tra le varie branche della cultura di attualità (letteratura, arte, economia, spettacoli) è in generale quella meno considerata, una sorta di “cenerentola” rispetto alle altre discipline, la “ricerca scientifica al femminile” attende ancora di più la sua reale valorizzazione. Infatti, nonostante siano oggettivamente stati fatti una serie di tentativi e sforzi per superare gli stereotipi che la cultura maschilista ci ha tramandato, ci ritroviamo ancora oggi con un “mondo che conta” in larga maggioranza maschile. Quando ho iniziato gli studi universitari io, oltre 50 anni fa, era stata appena aperta la facoltà di Medicina alla Cattolica di Roma e nel nostro Corso eravamo 15 ragazze su 120 iscritti. Negli anni, come in altre facoltà scientifiche, il numero delle studentesse in medicina è aumentato molto, e noi in famiglia ne abbiamo una dimostrazione, perché le nostre due figlie hanno scelto di seguire le nostre orme. Adesso le studentesse in medicina rappresentano oltre il 70 per cento del totale e sono entrate anche in facoltà precedentemente riservate ai ragazzi, come ad esempio al Politecnico e comunque nel cosiddetto ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics); la situazione tuttavia non è molto migliorata ai vertici dirigenziali; ciò vuol dire che qualcosa ancora non va. Le Rettrici di Università in Italia sono pochissime, le Direttrici scientifiche degli Istituti di ricerca del Ministero della Salute (IRCCS) sono 3 - 4 su 50. Ma è così dappertutto. Al Consiglio Nazionale delle Ricerche, dove sono stata negli anni ’90 presso il Comitato di Biologia e Medicina, non credo abbiamo mai avuto fino ad oggi una Presidente. Pertanto questa iniziativa dell’ONU di celebrare la giornata delle donne e delle ragazze nella scienza è particolarmente benvenuta e mi auguro sia segnata non solo da manifestazioni occasionali, se pur significative, ma promuova soprattutto un cambiamento di mentalità nel quotidiano a livello internazionale. Se posso esprimere un auspicio, è che serva ad accrescere nelle ragazze e nelle donne stesse la consapevolezza delle loro potenzialità e il coraggio di perseguire fino in fondo i loro obiettivi; d’altra parte, è auspicabile più in generale che queste iniziative offrano ai giovani, ragazzi e ragazze, gli strumenti per apprezzare meglio il fascino e la rilevanza della ricerca scientifica. Ha avuto difficoltà in quanto donna ad affermarsi nel campo della scienza? Ha notato cambiamenti durante gli anni nel settore sotto questo punto di vista? Personalmente penso di essere stata particolarmente fortunata in quanto, dopo la laurea in medicina, la mia formazione basilare alla ricerca è avvenuta nei cinque anni del mio dottorato presso la Facoltà di Medicina dell’ Università Cattolica di Lovanio, ambiente “avveniristico” dal punto di vista culturale, molto aperto già all’ inizio degli anni Settanta,dove il merito veniva prima del genere. Successivamente, la mia ulteriore fortuna è consistita nel lavorare per quasi trent’anni come ricercatrice, Capo Laboratorio, Capo Dipartimento e Coordinatore Scientifico prima all’Istituto Mario Negri a Milano e poi al Mario Negri Sud in Abruzzo. Il mondo Negri ha sempre rappresentato una comunità peculiare dove l’entusiasmo e la determinazione per la ricerca a tempo pieno venivano prima dei titoli accademici, delle gerarchie o di altri stereotipi. “Last but not least”, la mia vita nella ricerca è stata segnata da una condivisione ricca e al tempo stesso indipendente di interessi scientifici e culturali con mio marito, conosciuto sulla porta della Facoltà di Medicina e ancora oggi compagno di nuove scoperte nel mondo della conoscenza. Dai nostri Laboratori sono passate negli anni decine e decine di giovani studentesse e borsiste italiane e straniere e debbo dire con soddisfazione che molte di loro hanno oggi posizioni di responsabilità e di eccellenza nella ricerca Quanto pensa che iniziative come il Women in Science Programme di UNESCO e L’Oreal possano contribuire ad aumentare l’impatto delle donne nel campo della scienza? Nato nel 1998 su iniziativa di L’Oréal e UNESCO, “For Women in Science” è stato il primo premio internazionale dedicato alle donne che operano nel settore scientifico. Fin dalla sua nascita, il programma “For Women in Science” ha scelto di premiare, una per ciascuno dei cinque continenti, donne di eccellenza nella ricerca scientifica, spesso con importanti ricadute umanitarie. Questo impegno su scala globale è stato rafforzato dalla creazione di borse di studio sia a livello internazionale che nazionale. Infatti, oltre ai premi alle 5 laureate, vengono attribuite ogni anno 15 Borse internazionali e numerose borse di studio nazionali a giovani ricercatrici. Dal 1998 a oggi sono state sostenute nel loro percorso di carriera ben 2.820 ricercatrici in 115 Paesi. L’Italia è stata uno dei primi paesi in cui l’iniziativa L’Oréal-UNESCO è stata attivata a livello nazionale, a partire dal 2002, per cui ci troviamo già alla sua sedicesima edizione. Il programma italiano prevede, ogni anno, il conferimento di sei borse di studio del valore di 20.000 euro ciascuna a ricercatrici d’età inferiore ai 35 anni, residenti in Italia e laureate in discipline nell’area delle Scienze della Vita e della Materia, ivi incluse Ingegneria, Matematica e Informatica. Riceviamo parecchie centinaia di domande ogni anno, ad indicare l’interesse per l ‘iniziativa in tutte le regioni italiane e al tempo stesso la difficoltà di reperire fondi per la ricerca in generale e per le ricercatrici in particolare nel nostro Paese… A me sono toccati l’onore e la gioia di una “Menzione speciale “da parte del Premio Internazionale ”For Women in Science” nel 2002 e, da allora, cioè fin dalla sua creazione, della collaborazione al progetto italiano quale membro della Giuria. E’ un’esperienza che mi ha arricchito molto e convinto sempre più della necessità urgente di rimuovere stereotipi di genere non con proteste sterili, ma con iniziative propositive e positive sempre più estese. Per cambiare la cultura dei ruoli nella famiglia e nella società si richiedono interventi precoci, prima si comincia a livello delle nuove generazioni e meglio è; pertanto è specialmente benvenuto il nuovo progetto “For Girls in Science” che coinvolge le scuole a vari livelli e si inserisce perfettamente nel programma internazionale L’Oréal-UNESCO “For Women in Science”. In consonanza con tale spirito, questa giornata internazionale ONU dell’11 febbraio è rivolta non solo alle donne ma anche alle ragazze con l’augurio che il mondo in cui diventeranno adulte veda un equilibrio più dinamico e scambiabile tra i ruoli ed i saperi di ragazze e ragazzi….
 
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