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Una proposta contro l’infarto: aspirina a tutti gli uomini dopo i cinquanta anni PDF Stampa E-mail

Un’aspirina al giorno toglie l’infarto di torno. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori inglesi che suggerisce di allargare l’uso del farmaco anche a chi non ha avuto precedenti eventi cardiovascolari. In altre parole, la proposta è quella di usare l’aspirina a scopo preventivo per le persone di mezza età.

Ma a patto che vi siano le condizioni giuste. Ovviamente fuori quelli che soffrono di ulcera allo stomaco, ai quali farebbe più male che bene. Decisamente out anche le persone che presentano rischi di emorragia. Per il resto, sembra che l’aspirina possa realmente ridurre l’eventualità di essere colpiti da infarto. I ricercatori delle università di Sheffield e Nottingham hanno analizzato i dati di uno studio che ha interessato circa 12mila persone che non avevano sofferto di alcun evento cardiovascolare né di diabete. È emerso che in media un uomo, a partire dai 48 anni, ha più del 10% di possibilità di essere colpito da infarto entro dieci anni. Un po’ meglio le donne, per le quali il rischio aumenta a partire dai 58 anni. Di qui, l’esigenza di rinforzare le misure di prevenzione primaria proprio tramite somministrazione di aspirina. Tuttavia, ben poco è lasciato alla libera interpretazione. “La decisione se ricorrere o no al farmaco deve essere presa solo dopo aver consultato il medico curante” ammonisce Iskandar Idris, principale autore dello studio pubblicato sulla rivista scientifica Heart. “Gli effetti antiaggreganti dell’aspirina, che riduce la capacità delle piastrine di aderire tra loro, e quindi diminuisce la possibilità di formazione di trombi occlusivi nelle arterie, non si scoprono certo adesso – dichiara Giovanni de Gaetano, direttore dei Laboratori di ricerca dell’Università Cattolica di Campobasso - Questo studio, che ha diversi limiti, suggerisce che per tutti gli uomini che arrivano alla cinquantina e le donne che raggiungono i 60 anni il rischio di malattia coronarica diventa sufficientemente alto da giustificare l’uso preventivo del farmaco finora limitato a persone ad alto rischio o comunque già colpite da eventi cardiovascolari. E’ però prematuro mettere in pratica questa proposta, prima di averla sottoposta ad una rigorosa verifica clinica”.

Leggi qui l'abstract della ricerca in inglese

 
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