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La Western diet minaccia il cuore. Gli scienziati dalla parte di frutta e verdura PDF Stampa E-mail

 La “western diet” micidiale per il cuore. L’ennesimo allarme arriva da un team di scienziati della McMaster University, in Canada, che in questi giorni ha pubblicato uno studio sulla rivista americana Circulation. Stando ai dati, che provengono dal ben noto ’Interheart study’, la popolazione occidentale è a forte rischio cardiovascolare per via di un’alimentazione pesantemente sballata.

Sotto accusa finiscono gli eccessi di grasso e sale e il consumo smoderato di carne che contribuiscono al verificarsi del 30% di infarti cardiaci a livello mondiale. I ricercatori canadesi, attraverso un questionario, hanno analizzato la dieta di 16mila persone in 52 Paesi (e tutti e cinque i continenti) identificando tre “pattern” alimentari. Tra tutte quelle esaminate, circa cinquemila persone avevano precedenti di infarto, mentre oltre diecimila erano senza malattie cardiovascolari note (gruppo di controllo). I risultati confermano le tesi già ampiamente sostenute dalla ricerca internazionale: il primo “pattern”, caratterizzato dall’uso eccessivo di sale fa salire i valori della pressione sanguigna, mentre i grassi saturi concorrono ad ostruire le arterie. Tutti elementi che mettono a dura prova il nostro cuore, facendo schizzare il rischio di questo gruppo a un più 35%.
Il secondo pattern identificato dai ricercatori rappresenta un’autentica novità. Per la prima volta viene individuata una “dieta orientale” costituita da cibi largamente consumati in Oriente ma che ormai si sono lasciati alle spalle i confini nazionali, conquistando le cucine di tutto il mondo. Il tofu, la soia e l’infinità varietà di salsine utilizzate come condimento, non sembrano avere alcuna correlazione, né positiva né negativa, con il rischio cardiovascolare. Forse perché alcuni alimenti, come l’alto contenuto di sodio nella soia, annullano di fatto l’effetto protettivo riscontrato per altri. Quella che invece riceve il plauso degli studiosi è il terzo “pattern”, una dieta indicata come “prudente”, basata su frutta e verdura che fa precipitare il rischio di infarto a un incoraggiante meno 35%.
“Si tratta di un’ulteriore prova- dicono gli studiosi guidati da Romania Iqbal- che cambiare la propria dieta può davvero fare la differenza in termini di rischio cardiaco per l’intera popolazione mondiale”.

Leggi qui l'abstract della ricerca in inglese

 
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