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n° 3 - QUAR05 venerdì 11 febbraio 2005 PDF Stampa E-mail

NON POSSIAMO SAPERLO

Non possiamo saperlo. Nessuno l'ha detto.
Forse là non c'è altro che una rete sfondata,
Quattro sedie spagliate, e una vecchia ciabatta
Rosicchiata dai topi. C'è caso che Dio sia un topo
E scappi a nascondersi appena arriviamo.
E c'è caso che invece sia la vecchia ciabatta
Rosicchiata e consunta. Non possiamo sapere.

Forse Dio ha paura di noi e scapperà, e a lungo
Noi dovremo chiamarlo e chiamarlo coi nomi più dolci
Per indurlo a tornare. Da un punto lontano
Della stanza lui ci fisserà immobile.

Forse Dio è piccolo come un granello di polvere,
E potremo vederlo soltanto col microscopio,
Minuscola ombra azzurra sul vetrino, minuscola
Ala nera perduta nella notte del microscopio,
E noi là in piedi, muti, sospesi a guardare.
......................
Non possiamo sapere come è Dio. E di tutte le cose
Che vorremmo sapere, è la sola veramente essenziale.
........................

Non possiamo sapere. Nessuno lo sa.
C'è anche caso che Dio abbia fame e ci tocchi sfamarlo.
Forse muore di fame, e ha freddo, e trema di febbre,
Sotto una coperta sudicia, piena di cimici,
E dovremo correre in cerca di latte e di legna,
E telefonare a un medico, e chissà se subito
Troveremo un telefono, e il gettone, e il numero,
Nella notte affollata, chissà se avremo abbastanza denaro...                                        


Natalia Ginzburg

 
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