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Effetti del “binge drinking” sui giovani PDF Stampa E-mail
L’alcool in eccesso, si sa, fa male. Ma oggi si è scoperto che oltre ai danni al sistema nervoso, al fegato, allo stomaco che gli sono abitualmente associati, sarebbe responsabile anche di una diminuzione della massa ossea, che può essere considerata l’anticamera dell’osteoporosi. Un calo fisiologico fa parte del normale processo di invecchiamento, ma se durante l’adolescenza non si è raggiunto un adeguato accumulo di massa ossea, aumenta il rischio di osteoporosi e di fratture nell’età adulta.
Uno studio effettuato dalla Loyola University Health System ha sperimentato l’effetto del cosiddetto “binge drink” sui ratti da laboratorio.
Il binge drinking è un nuovo modo di bere smoderato, diverso da quello associato alla dieta mediterranea tradizionale e che si sta diffondendo molto velocemente. In pratica, è quando si bevono almeno 4 drink per le donne e 5 per gli uomini in una stessa serata. Il fine del binge drinking è quello di cercare di ubriacarsi molto velocemente.
Ai ratti dello studio è stato somministrato alcol in una quantità pari a quello del binge driking. Gli animali così trattati mostravano un accumulo osseo del 15% inferiore rispetto a quelli cui era  stata somministrata una soluzione salina di controllo. Ma non c’è solo questo effetto. Lo stesso studio ha infatti esaminato quello che il binge drinking può fare addirittura al codice genetico.
I ricercatori hanno fatto raggiungere ai ratti un livello di alcool nel sangue di 0,28 g/l per tre giorni consecutivi per simulare una  binge “acuta” o per tre giorni e per quattro settimane consecutive per simulare una  binge “cronica”.
Molti geni contenuti nel DNA degli animali hanno risentito degli effetti dell’alcol, variando la loro capacità di “esprimersi” producendo proteine. In particolare, i geni legati al metabolismo osseo sui quali una binge acuta interferisce sono risultati essere circa 300 mentre per la cronica sono “appena” 180.
In relazione ai geni interessati l’alcool aumenta o diminuisce la quantità di RNA messaggero, cioè quella molecola che “copia” le informazioni del DNA per creare le proteine.
La notizia più preoccupante è che l’espressione dei geni nei ratti rimane anomala anche dopo 30 giorni (corrispondenti a tre anni della durata della vita umana) di sobrietà.
“I dati relativi agli animali - sottolinea  John Callaci, uno dei ricercatori impegnati in questo studio - non si possono applicare in modo diretto all’uomo, però sappiamo bene che stili di vita scorretti durante la giovane età possono avere ripercussioni nei decenni successivi”.
La scoperta quindi è molto importante per cercare di prevenire l’osteoporosi tramite uno stile di vita più sano già durante l’adolescenza.

 
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